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Cos’è l’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER) e perché il codice giusto fa la differenza

L’Elenco Europeo dei Rifiuti, noto per anni come codice CER, è il catalogo con cui l’Unione Europea attribuisce un’identità precisa a ogni rifiuto, pericoloso o non pericoloso. È stato introdotto dalla Decisione 2014/955/UE e in Italia è richiamato dal D.Lgs. 152/2006, il Testo Unico Ambientale. Ogni codice è formato da sei cifre divise in tre coppie: la prima indica il settore di provenienza, la seconda il processo, la terza la tipologia specifica del residuo.

Attribuire il codice corretto non è una formalità. La classificazione spetta al produttore del rifiuto e determina tutto ciò che viene dopo: l’impianto che può riceverlo, il tipo di autorizzazione richiesto al trasportatore, la compilazione del formulario di identificazione (FIR), la registrazione nei documenti di tracciabilità e, in ultima analisi, lo smaltimento presso impianti autorizzati. Un errore a monte può portare a sanzioni, a carichi respinti dagli impianti e a costi imprevisti.

Di seguito trovi i codici EER gestiti da Ecologia RAE, ordinati per incidenza sui volumi complessivi, con origine, caratteristiche e destino tipico di ciascuno.

Una fotografia dei volumi: dove si concentra la gestione
I dati dicono molto sulla natura del lavoro. Su un totale di circa 83.500 tonnellate gestite, i primi tre codici da soli pesano oltre il 71%, e con i primi cinque si sfiora l’80%. Il baricentro è chiaramente quello dei rifiuti liquidi, dei fanghi e dei reflui di origine industriale e civile, cioè frazioni acquose o semiliquide che richiedono impianti specifici, mezzi dedicati e una logistica attenta.

I rifiuti liquidi acquosi e i concentrati: il cuore dell’attività

Il codice 16 10 02, rifiuti liquidi acquosi diversi da quelli di cui alla voce 16 10 01, è il più rilevante con 36.853.750 kg, pari al 44,16% del totale. Raccoglie le soluzioni acquose generate da lavaggi, depurazioni e lavorazioni industriali che non contengono sostanze pericolose in concentrazione tale da renderle classificabili con il codice speculare pericoloso. Il trattamento tipico è di tipo chimico-fisico oppure avviene in impianti di depurazione, dove si abbatte il carico inquinante prima dello scarico.

Il 16 10 04, concentrati acquosi diversi da quelli di cui alla voce 16 10 03, vale 4.424.810 kg (5,30%). Si tratta di liquidi che derivano da evaporazione, concentrazione o filtrazione industriale e che non presentano caratteristiche di pericolosità. Vengono trattati in impianti pensati per neutralizzare il carico inquinante e trattare la frazione liquida.

Appartiene a questa famiglia, per natura, anche il 19 13 08 (1.029.380 kg, 1,23%): i rifiuti liquidi acquosi e concentrati prodotti dal risanamento delle acque di falda, diversi da quelli del codice 19 13 07. Sono gli effluenti estratti da barriere idrauliche e da impianti di pump and treat, usati nelle bonifiche di siti contaminati. Chiude il gruppo il 19 06 03 (28.000 kg, 0,03%), cioè i liquidi del trattamento anaerobico di rifiuti urbani.

Approfondimento: la differenza tra voci speculari e voci assolute

Molti codici EER vengono in coppia: una voce “pericolosa” e una “non pericolosa”, dette voci a specchio. Il 16 10 01 e il 16 10 02 ne sono un esempio classico. Per assegnare la voce non pericolosa non basta l’intuito: servono analisi di laboratorio che dimostrino l’assenza delle caratteristiche di pericolo (HP) previste dal Regolamento UE 1357/2014 oltre le soglie di legge. Per questo la caratterizzazione analitica è il primo passo di qualunque gestione seria dei rifiuti.

Il comparto agroalimentare: scarti organici e fanghi di lavorazione

Il capitolo 02 dell’elenco riguarda l’agricoltura e l’industria alimentare, e per RAE è il secondo grande ambito per importanza.

Il codice 02 05 01, scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione, è il secondo per peso: 12.997.590 kg, il 15,57% del totale. Proviene dall’industria lattiero-casearia e comprende, ad esempio, siero di latte e sottoprodotti non idonei alla filiera alimentare. Sono materiali con un elevato contenuto organico, che richiedono raccolta e trasporto tempestivi per evitare fermentazioni e cattivi odori, e un conferimento a impianti autorizzati. Nello stesso settore rientrano il 02 05 99 (654.900 kg, 0,78%), che raccoglie miscele e scarti particolari della lavorazione del latte, e il 02 05 02 (201.000 kg, 0,24%), cioè i fanghi della depurazione specifica degli stabilimenti lattiero-caseari.

Per le carni e il pesce troviamo il 02 02 04 (1.400.080 kg, 1,68%), fanghi dei depuratori interni di macelli e industrie di trasformazione. Sono ricchi di sostanza organica e vanno quindi gestiti con particolare attenzione. Seguono il 02 02 01 (271.800 kg, 0,33%), sedimenti del primo lavaggio della materia prima, e il 02 02 99 (88.000 kg, 0,11%), residui non altrimenti specificati dalla lavorazione di alimenti di origine animale.

  • L’ortofrutta e i cereali sono rappresentati da quattro codici:
    02 03 01 (245.690 kg, 0,29%): fanghi di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione, con residui organici e terra;
  • 02 03 04 (205.230 kg, 0,25%): prodotti ortofrutticoli deteriorati o non idonei alla vendita;
  • 02 03 05 (122.380 kg, 0,15%): fanghi dei trattamenti in loco degli effluenti dell’industria di conservazione di frutta e verdura;
  • 02 03 99 (120.000 kg, 0,14%): rifiuti non altrimenti specificati.
    Completano il quadro il 02 07 05 (160.810 kg, 0,19%) e il 02 07
  • 01 (8.000 kg, 0,01%) per la produzione di bevande, il 02 06
  • 03 (69.400 kg, 0,08%) e il 02 06 99 (48.000 kg, 0,06%) per dolciario e panificazione, e il 02 01 06 (26.700 kg, 0,03%), con feci animali, urine e letame raccolti separatamente e trattati fuori sito.

Approfondimento: la sostanza organica richiede tempi rapidi

Nel settore agroalimentare la sostanza organica contenuta in siero, fanghi e scarti vegetali tende a degradarsi in fretta. Per questo conta molto la pianificazione dei ritiri: raccolte programmate, mezzi adatti al rifiuto trasportato e un’analisi preventiva che descriva con precisione la composizione del materiale. Una buona organizzazione riduce i rischi per l’ambiente, evita contestazioni all’impianto di destinazione e permette al produttore di tenere sotto controllo tempi e costi.

Fanghi e reflui civili: fosse settiche, fognature e depuratori

Terzo codice per peso è il 20 03 04, fanghi delle fosse settiche, con 9.952.050 kg (11,92%). Sono i residui accumulati in fosse biologiche, sistemi fognari autonomi e vasche Imhoff di utenze residenziali e commerciali. Vanno aspirati con autospurgo e portati rapidamente a depuratori autorizzati, dove vengono disidratati e stabilizzati.
Il 20 03 06, rifiuti della pulizia delle fognature (1.729.220 kg, 2,07%), è una miscela di sabbie, sedimenti e materiale solido rimossa durante la manutenzione delle reti, pubbliche o private. Viene inviata a impianti di vagliatura e lavaggio delle sabbie, che separano la parte organica da quella inorganica prima del conferimento finale.
Il 19 08 05 (462.920 kg, 0,55%) riguarda i fanghi biologici dei depuratori comunali, cioè i fanghi del trattamento delle acque reflue urbane.

Fanghi industriali e rifiuti dei processi di depurazione

La famiglia 19 08 raccoglie i rifiuti prodotti da impianti di trattamento delle acque reflue. In questo gruppo troviamo:
19 08 99 (1.275.780 kg, 1,53%): residui tipici dell’impiantistica di depurazione che non trovano un codice più preciso nella famiglia 19 08;
19 08 14 (113.840 kg, 0,14%): fanghi di altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli del codice 19 08 13;
19 08 12 (106.863 kg, 0,13%): fanghi del trattamento biologico delle acque reflue industriali, diversi da quelli del codice 19 08 11.
Anche l’industria chimica produce fanghi significativi. Il 07 06 12 (1.653.560 kg, 1,98%) deriva dalla depurazione interna di stabilimenti che producono grassi, saponi, detergenti, disinfettanti e cosmetici, e prima del conferimento viene sottoposto a disidratazione meccanica. Il 06 05 03 (84.000 kg, 0,10%) è un fango da trattamento in loco di effluenti chimici, diverso da quello del codice 06 05 02.
Oli e grassi commestibili: i residui dei degrassatori
Il codice 19 08 09 (2.510.510 kg, 3,01%) comprende le miscele di oli e grassi da separazione olio/acqua che contengono esclusivamente oli e grassi commestibili. Provengono dai degrassatori di ristoranti, mense, catering e industrie alimentari. Vanno raccolti con mezzi idonei e trasportati in modo tracciato verso impianti autorizzati, così da evitare dispersioni e otturazioni delle reti fognarie.

Altri codici gestiti: industria, edilizia ed estrazione

Nella coda dell’elenco ci sono flussi con volumi ridotti ma caratteristiche molto specifiche:

  • 01 05 07 (75.660 kg, 0,09%): fanghi e rifiuti di perforazione contenenti barite, diversi da quelli dei codici 01 05 05 e 01 05 06;
  • 08 01 20 (51.220 kg, 0,06%): sospensioni acquose con pitture e vernici, diverse da quelle del codice 08 01 19;
  • 08 01 16 (5.680 kg, 0,01%): fanghi acquosi con pitture e vernici, diversi da quelli del codice 08 01 15;
  • 10 01 19 (27.930 kg, 0,03%): rifiuti della depurazione dei fumi, diversi da quelli dei codici 10 01 05, 10 01 07 e 10 01 18;
  • 11 01 14 (21.500 kg, 0,03%): rifiuti di sgrassaggio, diversi da quelli del codice 11 01 13;
  • 08 03 08 (19.800 kg, 0,02%): rifiuti liquidi acquosi contenenti inchiostro;
  • 01 04 13 (15.740 kg, 0,02%): rifiuti del taglio e della segagione della pietra, diversi da quelli del codice 01 04 07.

Dalla caratterizzazione al formulario: cosa serve per una gestione conforme

Gestire correttamente un rifiuto significa seguire una sequenza precisa: caratterizzazione e analisi, attribuzione del codice, scelta dell’impianto di destinazione, trasporto con FIR da parte di operatori iscritti all’Albo Gestori Ambientali, registrazione e tracciabilità. L’ultimo anello della catena è lo smaltimento presso impianti autorizzati, indicato con la lettera D nell’Allegato B alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006.

Il servizio di Ecologia RAE

Ecologia RAE si occupa di consulenza, analisi con relazione tecnica, raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti identificati dai codici EER elencati. L’obiettivo è la piena conformità legale della tua azienda, con un interlocutore unico lungo tutta la filiera.